
Il Paese affonda nell’omofobia, nel razzismo, nelle prospettive di un futuro sempre più incerto per i giovani. E quali sono le priorità del nostro Governo? Salvare il Premier dal processo Mills, dopo il buco nell’acqua del Lodo Alfano, e salvare Mediaset Premium dalla concorrenza di Sky.
Se il ddl che sancisce il processo breve è ormai tristemente noto, meno noto è il Decreto Legislativo 169, meglio conosciuto come “Decreto Tv” o “Decreto Romani” dal nome del suo principale ideatore: il viceministro allo Sviluppo Economico Paolo Romani con delega alle Comunicazioni. Il 27 Gennaio prossimo è previsto l’esame in commissione, ma da quando il testo (una ventina di pagine e circa 40 articoli a fronte di una delega parlamentare da 11 righe scarse) è stato reso pubblico ha scatenato più di una tempesta.
Pd e Udc, insieme con una conferenza stampa congiunta, hanno rappresentato le loro perplessità di fronte ad un provvedimento che nel recepire una direttiva europea finisce per fare una serie di favori smaccati a Mediaset, il network televisivo del presidente del consiglio. Primo a saltare agli occhi è stato il taglio della pubblicità per le pay tv. Si passa dal 18% al 12%. L’Europa fissava un limite del 20% e dava libertà ai paesi membri di scegliere dove attestare la soglia. In Italia abbiamo deciso di farla scendere fino ad una percentuale che penalizza l’unico operatore della pay tv che supera il 12%. Mediaset Premium? No, Sky Italia, ovviamente.
Qualche giorno dopo sono arrivati Google e degli Internet Provider a lamentarsi. Sanzioni durissime, l’equiparazione dei siti internet alla disciplina delle tv che tradotto significa: multe e mille grane ogni qualvolta, ad esempio, un utente di YouTube si metterà a pubblicare un video protetto da copyright. E qual è l’unico network televisivo mondiale che invece di cooperare e stringere accordi strategici con la piattaforma di video sharing in questi anni ha adito le vie legali per chiedere un risarcimento per i suoi “video” caricati online indebitamente? Sky? No, Mediaset, ovviamente.
Ieri infine è arrivata quella che, in condizioni normali, sarebbe considerata “la prova regina” di un accanimento dell’esecutivo nei confronti di Sky: il divieto di mandare in onda durante il giorno film che non abbiano ottenuto il visto “per tutti”. Ci si sarebbe potuti dividere, “noi” intesi come opinione pubblica, sul tema: provvedimento di sacrosanta tutela dei minori o indebito restringimento della libertà d’espressione?
Il problema è che diventa da ingenui anche solo provare ad abbozzare un dibattito sul tema dopo aver scoperto che il divieto di trasmissione di film vietati ai minori riguarda anche le offerte on demand. Tuteliamo i minori con carta di credito? No, semplicemente impediamo a Sky di dragare denaro dall’offerta pay per view di film porno. Proprio quell’offerta recentemente passata a coprire le 24 ore della giornata nel tentativo di provare ad incassare più dei 68 milioni di euro l’anno che entrano normalmente nelle tasche di Murdoch grazie all’irrefrenabile istinto onanista dei suoi abbonati.
Il prossimo decreto in materia di tv cosa stabilirà? Che è vietato abbonarsi alle pay tv che iniziano per “S” e finiscono per “Y”?
Denise Ciolino
Responsabile Organizzazione Giovani Democratici Città di Catania